In un momento in cui il 35,5% degli stock ittici marini globali è soggetto a sovrapesca e la pesca eccessiva è in aumento di circa l’1% l’anno¹, l’Unione Europea ha deciso di rafforzare i propri strumenti di contrasto: infatti, il Consiglio e il Parlamento europeo, il 23 settembre scorso, hanno raggiunto un accordo provvisorio per nuove regole più efficaci contro le pratiche di pesca non sostenibili autorizzate da paesi terzi, con l’obiettivo di proteggere gli stock ittici di interesse comune².
Il recente rapporto FAO 2025 dipinge un quadro allarmante ma non privo di speranze: mentre il 64,5% di tutti gli stock ittici viene sfruttato entro livelli biologicamente sostenibili¹, il divario tra aree ben gestite e aree poco performanti resta marcato, evidenziando la necessità di una cooperazione internazionale più forte ed efficace.
È in questo contesto che l’accordo europeo assume particolare rilevanza per chi vive di pesca. La sostenibilità delle risorse marine non è solo una questione ambientale: è una questione di sopravvivenza del mestiere stesso. Quando altri paesi autorizzano pratiche sleali, danneggiando gli stock comuni, a pagarne il prezzo in prima battuta sono proprio pescatori e armatori europei, che devono confrontarsi con una concorrenza sleale mentre rispettano regole severe.
Come ha sottolineato Jacek Czerniak, Segretario di Stato polacco per l’Agricoltura: “Siamo determinati a proteggere i pescatori europei dalla concorrenza sleale e a salvaguardare gli stock ittici condivisi”². Questo accordo è pensato proprio per livellare il campo da gioco.
E concretamente cosa cambia? L’UE ora può identificare con maggiore precisione quali paesi non rispettano le regole. Esempi pratici di comportamenti scorretti che verranno sanzionati: un paese decide da solo quanto pescare in acque condivise, senza accordarsi con gli altri; fissa quote di cattura troppo alte danneggiando gli stock comuni oppure ignora le raccomandazioni scientifiche. In altre parole, se un paese autorizza i suoi pescherecci a comportarsi in modo non responsabile, l’UE potrà intervenire con sanzioni chiare, compreso il blocco delle importazioni.
Questo vale ovunque sia necessaria una gestione condivisa delle risorse: dal Mediterraneo all’Atlantico, dalle acque costiere a quelle d’altura. Accanto a regole più chiare, il nuovo approccio punta su un dialogo continuo con i paesi terzi con un termine di 90 giorni per rispondere alle notifiche UE². Quando uno stock ricade sotto la competenza di una RFMO (Organizzazione Regionale di Gestione della Pesca), sarà l’organismo di controllo di quella struttura a occuparsi preventivamente della questione, al fine di risolvere la situazione prima ancora che l’UE adotti misure unilaterali. Una volta identificato un paese come responsabile di pratiche dannose, l’UE può imporre divieti di importazione. Questo significa che il pesce proveniente da paesi che sfruttano eccessivamente gli stock comuni potrà essere tenuto fuori dal mercato europeo, proteggendo il valore del prodotto e garantendo condizioni più eque. La Commissione europea avrà l’obbligo di tenere aggiornati Consiglio e Parlamento, garantendo trasparenza.
L’accordo rappresenta una risposta concreta alle preoccupazioni sollevate dal rapporto FAO 2025, che evidenzia come alcune marinerie mondiali si stiano riprendendo sotto una gestione forte e basata su dati scientifici¹. L’esperienza dimostra che, dove esistono regole chiare e cooperazione effettiva, i risultati arrivano. Non si tratta solo di proteggere l’ambiente ma di garantire che il mestiere del pescatore abbia un futuro anche per le prossime generazioni.
L’iniziativa europea si inserisce in un momento cruciale: mentre la comunità internazionale cerca di raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030, la gestione responsabile delle risorse ittiche diventa sempre più urgente. Per pescatori e armatori, questo significa lavorare in un sistema dove gli sforzi per rispettare le regole vengono riconosciuti e la concorrenza sleale viene contrastata.
L’accordo raggiunto al tavolo UE dovrà ora essere ratificato da entrambe le istituzioni europee prima dell’adozione formale, ma segna già un progresso significativo². In un mondo dove la sostenibilità delle risorse marine è sempre più a rischio, l’Europa sceglie la strada della cooperazione intelligente: dialogo quando possibile, fermezza quando necessario. Per chi lavora in mare ogni giorno, questo rappresenta un segnale concreto della determinazione dell’UE a costruire un futuro più equo e sostenibile per il settore della pesca.
Cinzia Quattrociocchi
Fonti:
1. FAO – The State of World Fisheries and Aquaculture 2025 (Marine Fish Stock Assessment)
2. Council of the European Union – Council and Parliament secure deal to better tackle non-sustainable fishing by third countries






